La tutela del terzo non debitore nel pignoramento del conto corrente cointestato

La tutela del terzo non debitore nel pignoramento del conto corrente cointestato

Nell’ipotesi in un creditore proceda al pignoramento del conto corrente del proprio debitore, che risulti essere cointestato con uno o più soggetti terzi, estranei al debito, si riscontra nella prassi molta incertezza sugli effetti di tale pignoramento nei confronti di tali terzi. È infatti diffusa la convinzione che il saldo del conto rimanga disponibile per la quota astratta di competenza dei terzi contitolari (il 50% in caso di cointestazione tra due persone, il 33% in caso di tre contitolari ecc.). Con il presente articolo si intendono illustrare le ragioni per le quali in realtà non è così.

Il pignoramento del conto corrente (pignoramento presso terzi) che abbia ad oggetto un conto cointestato va qualificato come pignoramento di un bene indiviso, disciplinato dall’art. 599 c.p.c. che prevede l’onere a carico del creditore procedente di notificare l’avviso del pignoramento ai cointestatari, ai quali è fatto divieto di lasciare separare dal debitore la sua parte di cose comuni senza ordine del giudice.

Già tale norma, pertanto, consente di affermare che il vincolo di indisponibilità si estende all’intero saldo del conto, non essendo ammissibile la separazione della quota del debitore.

Ciò non toglie che il pignoramento non riguarda l’intero, bensì soltanto la quota del credito spettante al debitore, e che solo tale quota potrà essere, all’esito del procedimento espropriativo, oggetto di assegnazione. Va però precisato che la quota astrattamente imputabile ad un cointestatario in ragione del semplice numero di cointestatari, non è necessariamente corrispondente alla quota di effettiva proprietà del denaro depositato in capo ai singoli cointestatari.

Per esemplificare nella ipotesi più semplice di due soli cointestatari, la quota di ciascuno si presume essere del 50%, ma si tratta di mera presunzione semplice, superabile con prova contraria (e anche tale prova contraria può essere data attraverso presunzioni). Cfr. Cass. 11375/2019: «la cointestazione di un conto corrente, attribuendo agli intestatari la qualità di creditori o debitori solidali dei saldi del conto (art. 1854 c.c.) sia nei confronti dei terzi, che nei rapporti interni, fa presumere la contitolarità dell’oggetto del contratto (art. 1298 c.c., comma 2), ma tale presunzione dà luogo soltanto all’inversione dell’onere probatorio, e può essere superata attraverso presunzioni semplici – purché gravi, precise e concordanti – dalla parte che deduca una situazione giuridica diversa da quella risultante dalla cointestazione stessa».

Non è dunque detto che la quota del saldo spettante all’esecutato sia pari al 50%, potendo sul punto sorgere contestazione nell’ambito del processo esecutivo. Del resto il cointestatario, fino al pignoramento, poteva disporre dell’intero saldo del conto, sicché può ben sostenersi che la banca terza pignorata sia debitrice verso l’esecutato dell’intero saldo passivo. Come infatti ha affermato Cass. 26991/2013, i rapporti tra la banca e i correntisti cointestatari è disciplinato dall’art. 1854 c.c., a mente del quale «ogni cointestatario al quale sia attribuita la facoltà di operare separatamente, è tenuto nei confronti della banca per l’intero (solidarietà passiva) e può, allo stesso modo, pretendere il pagamento dell’intero (solidarietà attiva)». Ciò significa che la banca, nel fare la dichiarazione di terzo prevista dall’art. 547 c.p.c., deve indicare l’intero saldo attivo del conto, salvo segnalare la situazione di contitolarità.

Viceversa, nei rapporti interni tra i cointestatari viene in applicazione l’art. 1298 c.c., il quale prevede che «in mancanza di prova contraria, le parti si presumono uguali e che il concreditore, nei rapporti interni, non può disporre oltre il 50% delle somme risultanti da rapporti bancari solidali, senza il consenso espresso o tacito degli altri cointestatari, ma ove risulti provato che il saldo attivo di un rapporto bancario cointestato discenda dal versamento di somme di pertinenza di uno soltanto dei cointestatari, si deve escludere che l’altro cointestatario, nei rapporti interni, possa avanzare diritti sul saldo medesimo» (Cass. 26991/2013).

Posto che ai fini della costituzione del vincolo di custodia gravante sul terzo pignorato, si deve prendere in considerazione il rapporto tra il debitore pignorato e la banca terza pignorata, il vincolo non può essere limitato alla quota ideale spettante al cointestatario esecutato, bensì va esteso all’intero saldo (ovviamente sempre nei limiti del credito precettato aumentato della metà). Tale condotta è imposta proprio dalla considerazione che la banca nulla può conoscere, né assumere alcuna responsabilità, in merito all’effettiva quota interna spettante al correntista esecutato, sicché il vincolo di una sola parte del saldo potrebbe pregiudicare le ragioni del creditore procedente che possa provare la effettiva titolarità del suo debitore di una quota maggiore rispetto a quella ideale (e determinare pertanto una possibile responsabilità della banca che abbia consentito il prelievo di somme da parte degli altri cointestatari e subisca sul punto l’accertamento dell’obbligo del terzo). Solo in sede di separazione della quota spettante al debitore esecutato, con decisione del giudice, si potrà eventualmente entrare nel merito dei rapporti interni e, se la presunzione di parità delle quote non sarà contestata ovvero non sarà fornita prova contraria, l’assegnazione riguarderà tale quota ideale (cfr. Tribunale Torino, Sent., 03/11/2017).

In tal senso si è espressa Cass. n. 10028/1998, che trattando del pignoramento di un libretto di deposito a risparmio cointestato, ha affermato i seguenti principi:

  • il pignoramento del credito alla restituzione della somme depositate presso una banca in un rapporto cointestato, deve essere eseguito nelle forme del pignoramento dei crediti presso terzi e non può cadere sull’intero credito, ma solo sulla quota di tale credito che spetta al debitore;
  • il terzo pignorato è custode dell’intero saldo e deve opporre anche agli altri intestatari il vincolo che deriva dal medesimo pignoramento;
  • il pignoramento della quota di credito va eseguito nelle forme stabilite per il pignoramento di beni indivisi ex artt. 599 e ss. c.p.c., sicché del pignoramento deve essere dato avviso, a cura del creditore pignorante, anche agli altri comproprietari e a costoro è fatto divieto di lasciar separare dal debitore la sua parte delle cose comuni senza ordine del giudice;
  • col medesimo avviso o con altro separato, ex art. 180, co 2, disp. att. cod. proc. civ., gli interessati devono essere invitati a comparire davanti al giudice dell’esecuzione per sentire dare provvedimenti indicati nell’art. 600 del codice, al fine di consentire al comproprietario di interloquire sulle operazioni necessarie perché dalla quota ideale assoggettata ad espropriazione si passi, eventualmente attraverso la divisione, alla trasformazione della quota in denaro;
  • quando il creditore sottopone a pignoramento, anziché la quota di credito di pertinenza del suo debitore, l’intero credito, sia pure nella misura necessaria a soddisfare la propria pretesa esecutiva, se il terzo pignorato, nel rendere la propria dichiarazione, indica che oltre al debitore vi sono altri intestatari, il creditore procedente può restringere la propria pretesa nell’ambito della quota del credito e nel contempo dare avviso del pignoramento agli altri intestatari;
  • il giudice dell’esecuzione ha in ogni caso un duplice onere procedimentale: provocare la comparizione degli altri intestatari del deposito e sollecitare dal terzo, se assente, una dichiarazione che valga a rendere conoscibile l’intera consistenza del deposito. In tal modo, il giudice si porrà nella condizione, una volta sentite le parti, di poter provvedere sulla domanda di assegnazione del credito;
  • se il creditore assoggetta a pignoramento l’intero credito anziché la quota di pertinenza del debitore, gli altri intestatari del deposito sono legittimati, in pendenza del processo, a dedurre che il credito appartiene per una quota anche a loro, mediante opposizione di terzo ex art. 619 c.p.c..
  • se l’opposizione di terzo non è stata proposta, l’intestatario che non sia stato avvisato a norma dell’art. 180 disp. att. c.p.c. può ancora agire contro il creditore procedente e assegnatario del credito per ottenere la restituzione di quanto abbia incassato.

Tale tesi è attualmente sostenuta anche dal Collegio di Coordinamento dall’ABF, con Decisione n. 8227 del 30 ottobre 2015:

Rileva in primo luogo in via generale che, una volta rifluite le rimesse su un conto corrente cointestato, si produce la piena confusione del patrimonio dei cointestatari senza possibilità di distinguere, da parte del terzo debitor debitoris, il patrimonio personale di ciascuno dei cointestatari, neppure per quote ideali. Questa soluzione si impone anche per la difficoltà di imputare alla iniziativa e alle valutazioni dell’intermediario la soluzione dei problemi connessi ai diritti dei cointestatari, che invece vanno affrontati nel corso dell’udienza di cui agli artt. 547 e 548 c.p.c. D’altra parte, in presenza di un provvedimento dell’Autorità Giudiziaria, l’intermediario può soltanto dare esecuzione senza nulla poter opporre o far valere. Quanto alla tutela dei diritti e degli interessi del cointestatario che assume di aver subito una lesione delle sue prerogative, egli potrà far valere le proprie ragioni proponendo opposizione di terzo ai sensi dell’art. 619 c.p.c., ovvero agendo contro l’assegnatario, quando non avvisato ai sensi dell’art. 180 disp. att. c.p.c., per la ripetizione delle somme riscosse in eccesso. Occorre precisare, infatti, che, una volta ricevuta la notificazione dell’atto di pignoramento contenente l’intimazione a non disporre del credito senza ordine del giudice, il terzo debitore è obbligato per legge a sottrarre alla disponibilità del debitore esecutato il credito indicato nell’atto di pignoramento, assumendo su di sé gli obblighi propri del custode, ai sensi dell’art. 546 c.p.c. Anche per questo aspetto deve rilevarsi che il terzo non può essere gravato dell’obbligo di verificare la provenienza delle somme e di risolvere i problemi relativi ai limiti di pignorabilità del credito spettante al debitore esecutato. Queste questioni vanno dedotte e quindi risolte dal giudice dell’esecuzione, come si è detto, rientrando nelle prerogative di sua competenza”.

Tale decisione è stata poi seguita dalle successive pronunce dell’ABF.

Secondo questo orientamento, dunque, nella propria dichiarazione ex art. 547 c.p.c., la Banca, pur potendo indicare la quota ideale spettante al debitore esecutato, deve comunque indicare l’intero saldo, del quale diviene custode, e deve indicare le generalità del cointestatario al fine di consentire al creditore la notifica dell’avviso ex art. 599 c.p.c.

Da quanto sopra, si ricava pertanto che il contitolare di un conto corrente subisce il blocco della operatività sul conto in ipotesi di pignoramento dello stesso da parte di un creditore dell’altro cointestatario, e può rischiare di subire l’assegnazione al creditore dell’intero saldo, compresa la propria quota ideale.

Nel caso in cui la banca terza pignorata non indichi le generalità del terzo cointestatario, il creditore procedente potrà sollecitarne la comunicazione. Spetta al Giudice dell’Esecuzione, instaurato il contraddittorio con l’esecutato e con il terzo convocato ex art. 599 c.p.c., stabilire la quota che sarà oggetto di assegnazione. In caso di mancata convocazione del terzo, dovrà valutarsi la ragione di tale mancata convocazione. Se ciò sia dipeso dalla banca terza pignorata che ha omesso di segnalare la cointestazione, il terzo potrà rivolgere ad essa le sue rimostranze. Se invece la cointestazione emerge chiaramente dalla dichiarazione del terzo, allora è onere del creditore procedente (nonché del giudice dell’esecuzione) assicurarsi che gli sia notificato l’avviso del pignoramento. In caso di omessa notifica, il terzo potrà rivolgere le proprie pretese al creditore procedente.

Come già evidenziato, in caso di mancata contestazione, opererà la presunzione di cui sopra, per cui il GE assegnerà al creditore soltanto il 50% del saldo pignorato, con conseguente liberazione del restante. Laddove sia interesse del cointestatario ottenere prima la liberazione della sua quota, ovvero dimostrare di essere titolare di una quota superiore a quella ideale, dovrà svolgere la relativa istanza al GE, non potendo la banca procedere al parziale svincolo del conto senza ordine del giudice.

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